Sabato 7 marzo alle ore 20.30 il teatro di Portici si è trasformato in un luogo di emozione, consapevolezza e solidarietà. Lo spettacolo tratto dal libro “La mia vita a 300 all’ora” di Pasquale Mele ha portato sul palcoscenico una storia vera che unisce dolore, speranza e impegno per la ricerca pediatrica. L’evento, ospitato al Teatro Talia, è stato interpretato da giovani attori tra i 9 e i 12 anni, allievi di una scuola di teatro locale. Non si è trattato della classica recita scolastica, ma di uno spettacolo costruito con grande cura scenica e interpretativa, capace di coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine.
La rappresentazione nasce dal libro autobiografico scritto da Mele, imprenditore nel settore delle auto sportive, che molti anni fa si è trovato ad affrontare la malattia del figlio, colpito da un neuroblastoma quando aveva appena un anno e tre mesi. Dopo anni di cure tra Napoli e l’ospedale pediatrico Istituto Giannina Gaslini di Genova, la storia ha avuto un lieto fine: oggi il figlio ha vent’anni e gode di ottima salute. Da quell’esperienza, però, è nato un impegno durato oltre due decenni nel volontariato e nella raccolta fondi per la ricerca scientifica.
Il libro, scritto di getto in una notte come sfogo personale e poi rielaborato nel tempo, è diventato negli anni uno strumento di sensibilizzazione. Venduto a scopo benefico, ha già raggiunto migliaia di copie e continua a sostenere progetti di ricerca pediatrica.
Dall’opera è nata anche una versione teatrale pensata inizialmente come fiaba educativa per i più piccoli. Una storia apparentemente leggera, dove i personaggi simbolici raccontano la lotta contro la malattia: il “lupo cattivo” rappresenta il tumore, mentre il “cacciatore” diventa il medico che combatte per salvare il bambino.
Sul palco, i giovani interpreti hanno dato vita a uno spettacolo dinamico e coinvolgente. Il pubblico, arrivato pensando di assistere a una semplice recita, si è trovato davanti a una rappresentazione intensa e curata, capace di alternare momenti di leggerezza a passaggi più profondi.
Il momento più toccante arriva però nel finale. Dopo l’ultima scena, la voce narrante ha rivelato che la storia raccontata non era solo una favola ma un fatto realmente accaduto.
Uno dopo l’altro, i piccoli attori si sono tolti le maschere dei loro personaggi spiegando il significato simbolico di ciò che avevano interpretato. Il “lupo cattivo” si è trasformato nel neuroblastoma, la malattia che colpisce molti bambini, mentre gli altri personaggi hanno svelato il loro ruolo nella lotta per la guarigione. Un momento di grande impatto emotivo che ha lasciato la platea in silenzio e, in molti casi, in lacrime.
L’iniziativa è stata pensata non solo come evento culturale, ma anche come occasione per ribadire l’importanza della ricerca scientifica e del sostegno alle associazioni che operano nel campo delle malattie pediatriche. Da oltre vent’anni, infatti, Pasquale Mele collabora con organizzazioni impegnate nella raccolta fondi per la ricerca, sostenendo progetti e iniziative che contribuiscono allo sviluppo di nuove cure. Oggi, grazie ai progressi della medicina, le prospettive di sopravvivenza per i bambini colpiti da neuroblastoma sono migliorate notevolmente rispetto al passato. Un risultato che, come ricordato durante l’incontro, è possibile solo grazie al lavoro dei ricercatori e al sostegno di chi crede nel valore della scienza.
Lo spettacolo di Portici ha dimostrato come il teatro possa diventare uno strumento potente per raccontare la realtà e sensibilizzare il pubblico.
“La mia vita a 300 all’ora”, come ama definirlo lo stesso autore, è “un libro che si legge in due ore ma che si ricorda per tutta la vita”. E la serata del 7 marzo lo ha confermato: tra applausi, emozione e consapevolezza, il pubblico è uscito dal teatro con qualcosa di più di uno spettacolo visto. Un messaggio di speranza, solidarietà e fiducia nella ricerca.
Francesco Boemio

